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sabato 27 febbraio 2010

il taglio illegale saccheggia l'Honduras






Il governo honduregno perde ogni anno tra i sei e gli otto milioni di dollari, e dei comuni intorno a 1,6 milioni di dollari in imposte non versate, derivanti dal commercio illegale del legname. Secondo IPS-Tierramérica, su 86 rapporti presentati negli ultimi tre anni dall'unità indipendente di monitoraggio forestale, solo 19 non ha riscontrato irregolarità. Tutti gli altri hanno documentato l'abuso di potere, la falsificazione della dei documenti, la corruzione nell'assegnazione dei permessi, il taglio in aree protette. oltre resto, adulterato relazioni tecniche, pressioni gruppi locali al fine di ottenere permessi di accesso, la registrazione nelle aree protette, frode fiscale e complicità.
Più di tre quarti dell'Honduras sono montuosi, e oltre il 50 per cento del territorio è ricoperto di foreste. I rapporti del governo indicano che le foreste sono la risorsa naturale più preziosa. Potrebbero generare più del 25 per cento del PIL, stimato a 12,7 miliardi di dollari in seguito alla crisi innescata dal 28 giugno 2009 colpo di stato che rovesciò il presidente Manuel Zelaya. Ma il settore forestale contribuisce solo il cinque per cento del PIL. Anche se ci sono pochi dati sul commercio illegale di legname, si stima che l'80-100 "rastras" o contenitori di legno trainato da camion circolino ogni giorno in Honduras. La concentrazione di tale attività è maggiore nel dipartimento nord-orientale di Olancho, una delle zone più deforestate dell'Honduras.Secondo il difensore civico Ramón Custodio, il disboscamento illegale "arricchisce l'individuo corrotto, e impoverisce la comunità", oltre a fomentare la distruzione delle foreste, che ha ripercussioni al di là del settore forestale". Vi è una sorta di "riciclaggio forestale", in cui le attività legali e illegali sono "i due estremi di uno spettro in cui il legname è legalizzato con meccanismi diversi.""Il governo deve assumersi con urgenza la responsabilità per la propria incapacità di studiare e di inventariare le risorse naturali del paese. Fino a quando la ricerca sarà considerata una spesa, piuttosto che un investimento, continueremo a gestire l'ambiente andando a tentoni, o alla cieca rispetto, senza neppure accorgerci che stiamo buttando via ricchezze naturali del paese - ha aggiunto l'esperto forestale Rigoberto Sandoval - Il taglio illegale significa perdita di risorse genetiche e ambientali, così come la perdita di biodiversità è in gran parte causata dalla riduzione delle foreste".I trafficanti illegali di legname spesso non rispettano le procedure tecniche volte a salvaguardare il suolo, e abbattono è sceso più del legno di quanto previsto. Molte aziende falsificano la documentazione i documenti catastali per impossessarsi illegalmente di terreni pubblici, con la in complicità delle cooperative forestali e dei funzionari pubblici. Secondo l'unità indipendente di controllo delle foreste, il taglio illegale minaccia l'ambiente a genera conflitti sociali.Le regioni dove la maggior parte di questi crimini sono commessi sono Olancho, la regione atlantica, il dipartimento settentrionale di Yoro, i servizi centrali di Francisco Morazán e Comayagua, e, in misura minore, El Paraíso e il resto della regione meridionale dell'Honduras. In Olancho, la città di Juticalpa e il Rio Plátano, Riserva della Biosfera dell'Unesco, si registrano i più alti livelli di corruzione foresta.

giovedì 7 gennaio 2010

Honduras, Procura: ordine di cattura per vertici forze armate

La Procura generale honduregna ha chiesto alla Corte suprema di emettere un ordine di cattura contro i vertici delle forze armate per l'operazione militare che ha portato alla deposizione e all'espulsione dal Paese del presidente Manuel Zelaya il 28 giugno scorso e l'apertura di un processo per i delitti di abuso di autorità ed espatrio. Secondo quanto precisato dal procuratore anti corruzione Henry Salgado, la richiesta riguarda la giunta dei comandanti delle forze armate, composta da cinque ufficiali e presieduta dal capo di Stato maggiore Romeo Vazquez, ed è stata presentata al massimo tribunale, che potrà comunque decidere di respingerla, affinché nomini tra i suoi 15 componenti un giudice che si dedichi al caso. L'iniziativa legale potrebbe però rivelarsi inutile se il Congresso approverà l'amnistia politica per tutti i soggetti coinvolti nella deposizione di Zelaya, in discussione la prossima settimana e appoggiata dal prossimo capo di Stato Porfirio Lobo, che con il suo Partido Nacional e gli alleati gode della maggioranza nell'Aula. Il capo di Stato maggiore Vazquez ha dichiarato la propria disponibilità a rispondere delle sue azioni davanti alla Giustizia “perché noi siamo uomini di legge”, ma ha anche precisato che al momento non è in possesso di nessuna informazione in merito.
Secondo il presidente deposto, ancora barricato nell'ambasciata brasiliana e sul cui capo pendono sei accuse per reati politici e comuni, l'azione della Procura ha come obiettivo quello di “coprire” la verità. “C'è stata una cospirazione tra Congresso, Corte di giustizia e Procura generale con i militari per giungere a un colpo di Stato. Sono tutti insieme responsabili di quanto è successo”. Zelaya ieri si è incontrato con il sottosegretario di Stato Usa Craig Kelly, in visita nel Paese centroamericano per offrire la collaborazione di Washington nella ricerca di una via d'uscita alla crisi politica. Il rappresentante del governo statunitense si è poi riunito anche con Lobo e con Micheletti. Quest'ultimo è tornato a ribadire che non lascerà l'incarico di presidente “de facto” fino al 27 gennaio, giorno dell'insediamento del suo successore, nonostante le “pressioni americane” e dello stesso Lobo, che gli ha più volte chiesto di dimettersi per favorire la ricomposizione dei rapporti con la comunità internazionale. Micheletti è invece tornato a difendere la sua scelta e ha accusato gli Usa di ingerenza negli affari interni di Honduras per aver offerto “molti milioni di dollari di aiuti” in cambio di un suo passo indietro.
Sul ruolo degli Stati Uniti nella vicenda Zelaya ha espresso la sua opinione all'emittente radiofonica Radio globo, sottolineando che stanno chiedendo che il presidente “de facto” lasci il potere, ma “non hanno la forza” per determinarne l'uscita di scena. “Gli Usa sanno lavorando affinché Micheletti lasci la presidenza prima dell'insediamento di Lobo. Lui però si è fissato, rifiutandosi di fare un passo indietro e ribadendo che rimarrà in sella e con il freno tirato”. “Non cambierò idea perché qualcuno viene qui a fare pressioni – ha quindi aggiunto il capo di Stato “ de facto” nel corso di un'intervista televisiva -. Non me ne andrò prima del 27 gennaio se non c'è un atto legale che me lo impone”.

mercoledì 30 settembre 2009

Honduras, un po' di quiete

Ciao a tutti,

oggi la situazione in cittá sembra piú tranquilla.

Ieri i manifestanti non hanno potuto realizare la marcia convocata da Zelaya in quanto militari e polizia hanno bloccato le persone e non gli hanno permesso di muoversi.

Sembra che il Congresso stia pensando di revocare il decreto, vista la pressione internazionale e interna.
Pepe Lobo e il capo di stato maggiore Velasquez sembra che cerchino il dialogo.
Se avete informazioni diverse al riguardo, fateci sapere perché qui le notizie sono limitate e di parte.

Le attivitá sono state ridotte al minimo per evitare qualsiasi rischio e siamo in continuo contatto con le sedi dei progetti per monitoreare e valutare le condizioni di sicurezza.

Inoltre, sto cercando di mettermi in contatto con Cooperazione Spagnola e Unione Europea per sapere quali sono le loro misure in questa situazione. Per il momento, non pensiamo che ci sia bisogno di lasciare il Paese, ma non esiteremo a farlo nel caso in cui la situazione precipiti.

Un abbraccio

Rosita

lunedì 28 settembre 2009

Honduras, sempre peggio


Carissimi,

la situazione in Honduras non solo è peggiorata, ma sta degenerando.

Ieri, il governo golpista ha "invitato" l'Ambasciata del Brasile a definire, in un periodo non superiore a 10 giorni, lo status di Zelaya.
Inoltre, ha condizionato il ritorno degli ambasciatori di Spagna, Venezuela, Messico e Argentina all'invio e approvazione di una richiesta formale di riconoscimento e autorizzazione ad entrare nel Paese degli stessi.

Durante la notte, in tutta fretta, è stato approvato un decreto esecutivo secondo il quale sono stati sospesi, per un periodo di 45 giorni, i diritti costituzionali.
Cholusat sur, unico canale che continuava a trasmere le immagini e i commenti della resistenza e non, è stato chiuso oggi. Lo stesso si vuole fare con Radioglobo.

Stamattina, i membri della missione dell'OEA sono stati espulsi dal paese. Inoltre, sono stati espulsi tre cittadini spagnoli e uno colombiano.

In questo momento, la radio sta diffondendo la notizia dell'ordine dato a polizia e militari di usare la forza "nei casi necessari" e di arrestare qualsiasi persona che, durante le ore del coprifuoco, si trovi fuori dalla propria abitazione e si opponga alle forze dell'ordine.

Con questi atti, il governo golpista dimostra la sua totale chiusura verso il dialogo e, quindi, la risoluzione della crisi in Honduras.

Intanto, domani si svolgerà, a Tegucigalpa, la manifestazione convocata da Zelaya.

Sempre domani, spero di riuscire ad avere notizie dall'ambasciata che, in realtà, sembra non vedere quello che sta succedendo. Addirittura, le comunicazioni mandate a Roma riflettono una situazione non corrispondete alla realtà. Per il momento, la stessa Ambasciata continua a non garantire nessun tipo di appoggio agli italiani presenti sul territorio.
Sempre domani, spero anche di riuscire a parlare in Cooperazione con il responsabile dei progetti di emergenza per sapere cosa dice l'Unità di Crisi.

In tutta questa situazione, penso anche alla posizione di Re.Te. nel Paese e alla sicurezza del nostro personale italiano e hondureno.
Nonostante abbiamo ottenuto il tramite per la personalità giuridica, questo non legittima la presenza e il lavoro della ong sul territorio.
Io stessa, così come Alex e Tiziana Rossetti, siamo ancora in tramite per il permesso di lavoro, quindi non è autorizzata la nostra presenza e legittimato il nostro lavoro.
Claudia Zaninelli (che, oltretutto, si sta riprendendo dal dengue emorragico)e Federica Nazzarro, che lavorano a San Pedro Sula, non hanno nemmeno il tramite. Il personale locale deve passare vicino ai luoghi "caldi" della città per arrivare in ufficio.
Già la scorsa settimana, l'ong è stata chiusa perché non era sicuro attraversare la città e il barrio dove si trova la sede, durante la notte, sta in resistenza. Domani solo parte del personale sarà in ufficio, in quando è previsto il monitoraggio di KNH sull'amministrazione dei progetti, fermo restando che, se già nella mattina sarà pericoloso uscire, la riunione sarà sospesa.

Comunque, mi sono permessa di dare a tutto il personale italiano le e-mail di Re.Te. Torino e Nicaragua, affinché riceviate informazioni da e su tutti gli italiani della ong in Honduras. Inoltre, ho suggerito a tutti di non esitare ad uscire dal Paese se la situazione peggiora.

Per il momento è tutto...

Vi mando un forte abbraccio.

Rosita

venerdì 25 settembre 2009

Honduras: la situazione peggiora

La situazione in questi ultimi giorni in Honduras si è aggravata notevolmente.
Dal rientro del presidente Zelaya a Tegucigalpa la repressione di militari e polizia non non si è fatta attendere, purtroppo sono molti i feriti, e si palra anche di morti, anche se il loro numero non può essere ancora confermato. Alcuni arrestati sono stati portati allo stadio del baseball, a cui non è possibile accedere.
L'ambasciata brasiliana, in cui il Zelaya è asserragliato, è accerchiata delle forze dei reparti speciali ed è stata tagliata l'elettricità.
Il coprifuoco è stato prolungato per tutta la giornata, e le strade sono presidiate.

Vi segnaliamo questi contributi con audio, rassegna e video:
22/09 - http://www.cantiere.org/zelaya-rientra-a-tegucigalpa-fortissima-repressione-decine-di-feriti.html
22/09 - http://resistehondurasita.blogspot.com/2009/09/22-set.html
23/09 - http://www.itanica.org/modules.php?name=News&file=article&sid=787
23/09 - http://cantiere.org/continua-la-repressione-assediata-lambasciata-brasiliana-esteso-il-coprifuco.html

Vi ricordiamo l'appello promosso da:
Ass. Italia-Nicaragua, Collettivo Italia-Centro America, CS Cantiere e Selvas.org
http://resistehondurasita.blogspot.com/2009/09/lhonduras-in-italia.html

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Resiste Honduras
Visita il blog:
http://resistehondurasita.blogspot.com/

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Tiziana Rossetti

martedì 22 settembre 2009

aggiornamento

L'ambasciata del Brasile in honduras, dove si trova il Presidente Zelaya, è stata circondata dalle forze speciali di polizia.

AGGIORNAMENTI HONDURAS

Buongiorno a tutti,

Come saprete, oggi, 21 settembre, il presidente Zelaya è ritornato in Honduras. Le persone si sono riunite prima d'avanti alla sede delle Nazioni Unite, pensando che il presidente si trovasse lì, e si sono spostate successivamente presso l'Ambasciata del Brasile, per incontrare Zelaya e manifestare il loro appoggio, pacificamente.

La risposta del governo di fatto al rientro del presidente legittimo non si è fatta aspettare: coprifuoco dalle 4:00 del pomeriggio di oggi, lunedì 21 de settembre, fino alle 7:00 di domani sera, martedì 22 di settembre, in modo da evitare che la gente che appoggia Zelaya e/o è contro il colpo di stato arrivi a Tegucigalpa. Ossia, abbiamo 27 ore di coprifuoco no-stop e si prevede che lo stesso continui anche dopo.
Alcune parti della città, inoltre, sono senza luce. Speriamo che non la tolgano anche qui, altrimenti rimango completamente isolata!

Cholusat, unico canale televisivo hondureno che trasmetteva notizie attendibili, è stato oscurato, così come Radioglobo. La CNN viene oscurata quando parla dell'Honduras. I siti dei giornali del Paese, per quanto di parte, si aprono con difficoltà, immagino per intasamento della rete. Pensate che le notizie più attendibili le abbiamo da facebook!

Vi chiedo, quindi, se non è troppo disturbo per voi, di aiutarmi ad avere informazioni su quello che sta succedendo nel paese.

Vi ringrazio e vi mando un abbraccio.

A presto.
R.

martedì 11 agosto 2009

TRENTAQUATTRESIMA GIORNATA DI RESISTENZA CONTRO IL COLPO DI STATO.

di Oscar Estrada, manifestante.
Traduzione: Francesca D’Emidio

Ieri sera è stato sospeso il coprifuoco nella città di Tegucigalpa, non perché le condizioni del paese siano cambiate, bensì per la pressione dell'impresa privata poichè il costo economico per i commerci notturni è alto e la solidarietà del denaro ha una vita molto breve. Immediatamente le discoteche e i bar si riempirono in quella che sembrava una tregua in mezzo alla lotta, e per un momento le "camiciette bianche" ed i “colorati” hanno condiviso gli stessi tavoli, ma non le stesse conversazioni.
Così mi trovai con quattro giovani professori che mi riconobbero dalle varie barricate ed, allegri, mi obbligarono a sedermi con loro e conversare sulla situazione in questi ultimi giorni alla frontiera. Furono giorni difficili, mi dissero, la gente ha sofferto per arrivare alla frontiera. La persecuzione, l'inseguimento e le violazioni sessuali di donne da parte di elementi dell'esercito sono armi che nuovamente stanno usando contro il paese. Denunce recenti spiegano come, il giorno della repressione di “El Durazno”, i poliziotti introducevano le scalmiere nelle vagine delle donne che catturavano insultandole, chiamandole prostitute, puttane, violando, non solamente la loro integrità che è grande, bensì quella di un paese intero.

Ieri un giovane che era passato a terriotio nicaraguense è stato assassinato con uno sparo nella testa da parte di uno dei franco tiratori che si nascondono in Honduras tra gli alberi puntando ai pellegrini. Ma stiamo vincendo, mi dicevano allegri i giovani del bar; quello che loro, i repressori, non capiscono, è che il movimento non ha una sola testa e non importa a chi ammazzino di noi, non importa se ammazzano Carlos Reyes, Juan Barahona, Mel Zelaya, niente potrà fermare un movimento che è nato anarchico e continuerà ad esserlo.

E è certo che l'Anarchia è una qualità impressionante della resistenza. Per quanto le strutture formali della dirigenza del Fronte di Resistenza che vengono dalla scuola delle organizzazioni popolari gerarchiche dell’Honduras, hanno provato ad assumere la leadership del movimento, ma non ci sono riusciti. Tutti i membri del Fronte si muovono con lo stesso progetto, con lo stesso affanno ed energia, ma non in una stessa direzione specifica e definita. I dirigenti popolari tentano di dare indicazioni che la gente rispetta se vuole, perché in fondo sanno che ognuno farà quello che crede necessario come gruppo, o come persona. Ho notato infinità di volte come la gente sale sul camion con gli altoparlanti e dice quello che pensa deve fare la gente convertendosi, momentaneamente, in un leader in più della resistenza, dopo scende e si perde nel mare di gente che lo riceve con le braccia aperte.

Spontaneamente e senza controllo centrale continua l’occupazione della strada a Silim da parte degli abitanti della zona colpendo principalmente l'imbarco di palma africana di Miguel Facusse. In un tentativo per finire con l’occupazione che dura già da dieci giorni, è stato rilasciato un ordine di cattura contro i leader, ma come non hanno potuto riconoscerli, l'ordine è stato esteso a tutti i 1500 membri della cooperativa. Tutti risposero all'unisono alla polizia: venite ad eseguire l’ordine che qua vi aspettiamo. La polizia non osa entrare e l’occupazione continua.

Continua anche l’occupazione nell’area occidentale, nelle strade che portano alle frontiere con il Guatemala ed El Salvador. Sono stati arrestati i leader, ma l’occupazione continua. A Comayagua, La Paz, San Pedro Sula, El Progreso, la storia si ripete più o meno ugualmente. Siamo coscienti che i repressori non sanno a quale testa sparare, se lo sapessero l'avrebbero già fatto, e sparano a chi sia, senza capire perchè il giorno dopo c'è più gente, più teste alzate sfidando la dittatura affinché esegua l'ordine di arresto contro il popolo honduregno in resistenza: Qua vi stiamo aspettando. Stamattina è morto il professore Roger Vallejo sparato in testa giovedì scorso. Il sindacato dei maestri ed il paese intero sta nuovamente di lutto. Ma i repressori continuano a sbagliare, perché la gente continua ad uscire per le strade, più unita, più ferrea e sicura della lotta.

Ieri la manifestazione avanzava indignata per le vite che ci strappa la dittatura, dagli altoparlanti gridavano ai commerci di chiudere, che era un ordine del popolo, chiusero, l'ordine fu ubbidito. Nelle pareti che vanno da Miraflores fino al centro si possono vedere le macchie bianche delle campagne organizzate dal Comune di Tegucigalpa per nascondere il grido del popolo, cancellare i grafitis e caricature dei golpisti che tanto offende la morale di una società che si rifiuta di accettare la voce di popolo. Oggi queste pareti si sono svegliate ancora una volta con un'avvertenza molto chiara: o smettono di far tacere le nostre pareti, o faremo in modo che gridino le loro case.

NON PASSERANNO!


Versione originale:

Anoche fue suspendido el toque de queda en la ciudad de Tegucigalpa, no porque las condiciones hayan cambiado en el país, sino porque la empresa privada está presionando para su suspensión, y es que el costo económico para los negocios nocturnos es grande y la solidaridad del dinero tiene una vida muy corta. Inmediatamente los clubes y bares se llenaron en lo que parecía una tregua en medio de la lucha, y por un momento los “camisa blanca” y los coloridos compartieron las mismas mesas, pero no las mismas pláticas.

Así me encontré con cuatro jóvenes profesores que me reconocieron de las distintas barricadas y alegres me obligaron a sentarme junto a ellos y conversar sobre lo que han sido estos últimos días en la frontera. Fueron días difíciles, me dijeron, la gente sufrió camino a la frontera. La persecución, el acoso y las violaciones sexuales de mujeres por parte de elementos del ejército son armas que nuevamente están usando contra el pueblo. Denuncias recientes cuentan como, el día de la represión del Durazno, los policías introducían sus toletes en las vaginas de las mujeres que capturaban insultándolas, llamándolas putas, zorras, violando, no solamente su integridad que es grande, sino la de un pueblo entero.

Ayer un joven que ya había pasado al lado de Nicaragua fue asesinado de un tiro en la cabeza por parte de un francotirador desde Honduras, de los que por montones se esconden entre los arboles a “venadear” a los peregrinos. Pero estamos ganando, me decías alegres los jóvenes del bar, lo que ellos (los represores) no entienden, es que esto no tiene cabeza y no importa a quien de nosotros maten, no importa si matan a Carlos Reyes, Juan Barahona, Mel Zelaya, nada podrá detener un movimiento que nació y seguirá siendo anárquico.

Y es cierto que la Anarquía es una cualidad impresionante de la resistencia. Por más que las estructuras formales de la dirigencia del frente (que vienen de la escuela de las organizaciones populares jerárquicas de Honduras) han intentado liderar el movimiento, no lo han logrado. Todos los frentes se mueven con el mismo proyecto, con el mismo afán y energía, pero no con una dirección específica. La dirigencia trata de dar indicaciones que la gente acata si quiere, porque en el fondo saben que cada quien hará lo que crea necesario como grupo, o como persona. He notado infinidad de veces como cualquiera sube al carro parlante y dice lo que piensa debe hacer la gente convirtiéndose, momentáneamente, en un líder más de la resistencia, luego baja y se pierde en el mar de gente que lo recibe con los brazos abiertos.

Espontáneamente y sin control central continúa tomada la carretera a Silim por parte de los pobladores de la zona afectando principalmente el embarque de palma africana de Miguel Facusse. En un intento por terminar con la toma que tiene ya diez días, han librado orden de captura contra los líderes, pero como no han podido reconocerlos, extendieron la orden para los mil quinientos pobladores de la cooperativa. Todos respondieron al unísono a la policía: vengan y ejecuten esas órdenes, que acá los esperamos. La policía no se atreve a entrar y la toma continua.

Sigue también la toma de occidente, de las carreteras que conducen a las fronteras de Guatemala y El Salvador. Han sido detenidos sus líderes, pero la toma sigue. En Comayagua, en La Paz, en San Pedro Sula, en El Progreso, la historia se repite más o menos igual. Estamos claros que los represores no saben a cual cabeza disparar, si lo supieran ya lo habrían hecho, y disparan a cualquiera sin comprender cómo es que al día siguiente hay más gente, más cabezas alzadas retando a la dictadura para que ejecute la orden de arresto contra el pueblo hondureños en resistencia: Acá los estamos esperando.
Hoy por la madrugada murió el profesor Roger Vallejo a causa del disparo que recibió en la cabeza el pasado jueves. El magisterio y el pueblo entero está de luto nuevamente. Pero los represores se volvieron a equivocar, porque la gente va a seguir saliendo a las calles , más unida, más firme y segura de la lucha.

Ayer la marcha avanzaba indignada por las vidas que nos arrebata la dictadura, los parlantes gritaban a los negocios de cadenas que cerraran, que era una orden del pueblo que cierren y la orden fue obedecida.

En las paredes que bajan desde Miraflores hasta el centro se puede ver el parche blanco de las campañas organizadas por la alcaldía para esconder el grito del pueblo, borrar los grafitis y caricaturas de los golpistas que tanto ofenden a la moral de una sociedad que se niega a aceptar la voz de pueblo, nuevamente hoy amanecieron rayadas con una advertencia muy clara: o dejan de callar nuestras paredes, o haremos que griten sus casas.

¡NO PASARAN!

giovedì 9 luglio 2009

Nicaragua chiude lo spazio aereo al governo golpista dell'Honduras

Roma, 09-07-2009

La decisione non impedira' al presidente de facto Micheletti di raggiungere Costarica per prendere parte al dialogo con il presidente deposto dal colpo di Stato del 28 giugno Manuel Zelaya, alla ricerca di una soluzione condivisa alla crisi istituzionale che ne e' seguita.


Il Nicaragua ha proibito il passaggio sul proprio spazio aereo ai rappresentanti del governo golpista dell' Honduras che devono raggiungere il Costarica per prendere parte al dialogo con il presidente deposto dal colpo di Stato del 28 giugno Manuel
Zelaya, alla ricerca di una soluzione condivisa alla crisi istituzionale che ne e' seguita.

La decisione non impedira' al presidente de facto Micheletti di raggiungere San Jose', pur rendendo piu' lungo il viaggio e sembra essere una conseguenza diretta della mancata richiesta di autorizzazione da parte degli aerei militari che in occasione del colpo di Stato trasportarono Zelaya in Costarica, dopo averlo di fatto sequestrato nella sua residenza.

Zelaya, in una conferenza stampa organizzata pochi minuti dopo il suo arrivo a San Jose', si e' mostrato molto sicuro, facendosi forte dell'appoggio di Washington (il riferimento diretto e' al segretario di Stato Hillary Clinton), e lanciando quasi un ultimatum ai golpisti: "Spero che nelle 24 ore arrivi una risposta molto chiara dalla controparte, per capire come stanno pianificando la loro uscita di scena".
D'altra parte Micheletti e' sembrato ancor meno possibilita', arrivando a mettere in dubbio la sua presenza: "È stata nominata una commissione che andra' in Costarica - ha spiegato -. Chi saranno i componenti della delegazione lo saprete domani mattina al momento della partenza". Il presidente golpista ha comunque assicurato che: "Honduras prendera' parte al dialogo concordato con le precedenti autorita' del Paese".

fonte: http://www.rainews24.rai.it/it/news.php?newsid=124076

martedì 7 luglio 2009

Honduras, Zelaya: 'Rientrerò presto, ma non dirò quando'

Oggi l'incontro con il Segretario di Stato Usa sulle sanzioni da imporre all'Honduras

Il presidente legittimo dell'Honduras, Manuel Zelaya, ha confermato che andrà negli Stati Uniti per incontrare il Segretario di Stato, Hillary Clinton, e discutere delle sanzioni da imporre al regime honduregno. Lo ha dichiarto ieri da Managua, Nicaragua, aggiugendo "al governo di fatto restano poche ore". Di qui un nuovo appello al popolo a continuare a resistere pacificamente. e l'assicurazione che questa volta non annuncerà la data del rientro.

"Ieri (domenica ndr) assassinarono sparando giovani che stavano manifestando in pace. In Honduras non può perpeturasi né il sistema dei colpi di stato né il ritorno dei militari ai colpi di stato", ha dichiarato Zelaya. "Il crimine che hanno commesso devono pagarlo", ha aggiunto.
E riguardo alle elezioni generali previste per il 29 novembre nel paese, il presidente honduregno ha ribadito che "tutto ciò che il governo golpista farà nei confronti di questo processo elettorale sarà annullato. I loro candidati devono essere molto preoccupati, perché si ritrovano isolati, il mondo non li accompagna". Quindi ha precisato che l'unica sua "colpa" è stata quello di chiedere una quarta urna. "Non ho mai parlato di rielezioni perché questo non esiste in Honduras. Chieso che loro rispettino la voce della gente, perché è la voce che ci può salvare".
Continua intanto la suspance sul rientro di Zelaya nel suo paese. La data, dice, questa volta non verrà rivelata in modo da "evitare il boicottaggio dei golpisti" come invece è avvenuto domenica 5 luglio, quando, mentre la manifestazione di benvenuto al presidente legittimo veniva repressa nel sangue, la pista di atterraggio dell'aereoporto internazionale di Tegucigalpa veniva riempita di mezzi militari per impedire l'atterraggio del volo venezuelano che riportava "Mel" a casa. "Ieri (domenica) ci sono riusciti, logicamente il mio errore è stato avvisarli, e loro hanno potuto bloccarmi, con Esercito, francotiratori e spari contro la gente. Ora non li avviserò", spiegando che tornerà come presidente eletto e per gli honduregni.
Nella riunione di oggi con Hillary Clinton, Zelaya parlerà del compimento delle risoluzioni Onu e Osa "su ciò che impone la Carta democratica per il sistema interamericano, che prevede rispetto per i governo sorti dalla volontà del popolo". Si concentreranno infatti sull'analisi del trattamento da riservare per i regimi non democratici, in modo che fatti come quelli che stanno accadendo in Honduras non si ripetano".
Dal canto suo, anche Roberto Micheletti sta puntando tutto su Hillary Clinton per "fare avanzare il dialogo" nel Paese. "Noi sosteniamo il tentativo della segretaria di stato Clinton per far avanzare il dialogo in questa situazione", ha detto Micheletti alla tv nella serata di ieri. "Spero che la segretaria di stato Clinton confermerà a Zelaya che la democrazia e al sicurezza sono importanti per gli Stati Uniti tanto quanto lo sono per noi", ha detto Micheletti, aggiungendo che Zelaya "deve rendere conto della sua incostituzionalità e di altre azioni.
fonte: www.peacereporter.net

Honduras, più di 800 manifestanti pro Zelaya sono state arrestate

Gli arresti sarebbero stati 771 a Tegucigalpa, 24 a Sabanagrande e 25 a Talanga, comuni vicini alla capitale honduregna. Le autorità di sicurezza del governo di fatto hanno informato che più di 800 persone sarebbero detenute.

Domenica l'esercito golpista ha attaccato violentemente i manifestanti, provocando almeno un morto e 6 feriti. La polizia di Tegucigalpa, la capitale, afferma che i detenuti saranno liberati nelle prossime ore. Un portavoce aggiunge che gli arresti sarebbero stati 771 a Tegucigalpa, 24 a Sabanagrande e 25 a Talanga, comuni vicini alla capitale honduregna, dove domenica più di mille manifestanti si sono ritrovati all'aeroporto per salutare l'arrivo del presidente eletto Manuel Zelaya Rosales. Altre manifestazioni sarebbero in corso in diverse località dell'Honduras per chiedere il rispetto della costituzione. Il sindacalista honduregno Israel Salinas ha dichiarato a fonti locali che la mobilitazione di domenica è stata 'storica': ''Un mare di persone difficile da calcolare, pensiamo che almeno in 300 mila si siano riversati per le strade''. Salinas si è pronunciato contro ''il golpe che attenta contro i diritti umani e costituzionali nel paese'' e ha aggiunto che ''deve esserci dialogo'' tra l'Organizzazione degli stati americani (Oea) e il presidente di fatto Roberto Micheletti in funzione ''però della restituzione della democrazia e del presidente eletto'' Zelaya. Dello stesso parere il dirigente sindacale Erasto Reyes, che ha affermato che ''dopo i fatti di ieri (domenica) dobbiamo continuare la lotta e la resistenza''. Le manifestazioni che sono continuate lunedì sono espressione degli ''otto milioni di honduregni che dicono no al governo militare'', ha continuato Reyes, ''la gente è più informata, allontana la paura e lotta per la costruzione di una vera democrazia, giusta e degna per tutti''. Infine il dirigente si è appellato alla comunità internazionale perché mantenga la fermezza nel ripudiare il governo golpista e ha esortato gli Stati Uniti poiché facciano pressioni per far abbandonare il potere a Micheletti. ''Gli Stati Uniti condannano il golpe però non fanno pressioni. Parliamoci chiaramente, se gli Usa avessero ordinato un ritiro, già lo avrebbero fatto. Gli Usa sono contro il golpe però sospettiamo che potrebbero dare appoggio ai golpisti'' ha concluso Reyes.

fonte: www.peacereporter.net

lunedì 6 luglio 2009

Honduras. I militari reprimono la folla: 2 morti. Zelaya costretto a far marcia indietro

L'aereo di Zelaya non è riuscito ad atterrare per la militarizzazione dell'aereoporto. I militari reprimono la folla
Alle 17.24 ora locale, 1.24 di lunedì in Italia, l'aereo arriva sopra l'aereoporto, cercando di atterrare. Ad accoglierlo una folla urlante e tanti camion militari che vanno occupando la pista d'atterraggio. Due di questi si sistemano in mezzo rendendo impossibile la manovra di atterraggio. "E' totalmente impossibile", precisa il pilota dell'aereo di Zelaya in diretta con TeleSur. "Ci minacciano. Dicono che ci mandano contro un'aereo militare - spiega il presidente legittimo dall'aereo - Ci stanno ostacolando. Ora ci riuniremo con l'Osa per vedere come comportarci". "Se potessi mi butterei dall'aereo. Non possiamo davvero atterrare", ribatte Zelaya. "E' una barbarie quello che è successo contro la mia gente. Un gruppo armato che assalta il paese. Onu o altri devono intervenire. E' un movimento golpista senza componente sociale. E' un elite che persegue il suo interesse con le armi. Va repressa". "Il governo più forte, ossia gli Usa, potranno convivere con un golpista? Obama non può permetterlo. Sono un gruppo di mafiosi. Vogliono appropriarsi della ricchezza nazionale. Mi appello agli Usa che prendano misure immediate contro questo governo. Barbarie e terrore, ecco cosa sta accadendo. Dobbiamo pianificare nei giorni che vengono il mio ritorno in Honduras. Il popolo honduregno è capace di giudicare e si ribellerà contro un governo golpista, come sta già facendo. Questi golpisti lo manterranno nella miseria, senza permettergli partecipazione cittadina. Mi appello all'Oea". Questo il discorso di Zelaya, mentre il suo aereo fa marcia indietro verso El Salvador.

Poche ore prima, intanto, dopo aver lasciato passare la massa di decine di migliaia di manifestanti in attesa dell'atterraggio dell'aereo venezuelano che riportava a casa il presidente legittimo Manuel Zelaya, i militarireprimono violentemente con lancio di gas lacrimogeni e manganelli. Non solo, iniziano a sparare all'impazzata sulla folla. TeleSur denuncia due morti. Sono le 16.30 circa di domenica, mezzanotte e mezza in Italia.

"Hanno ingannato tutto l'Honduras. Ci hanno lasciati passare per poi reprimerci con gas, bombe e spari. Ci sono due morti e molti feriti. E' stata un'imboscata", denunciano in diretta i manifestanti ai microfoni di TeleSur. La sitauzione è tesissima. La gente urla e cerca di scappare. Sparano anche contro i giornalisti che sono costretti a fuggire mentre sono in collegamento in diretta con la Tv sudamericana. Tutto sembra pianificato. La violenza è iniziata mentre l'aereo sta entrando nello spazio aereo honduregno.

Zelaya, avvertito mentre ancora si trova in volo su Tegucigalpa denuncia che si tratta di una tremenda ingiustizia: "E' un'ingratitudine penosa quella dell'esercito di reprimere una manifestazione pacifica. Le forze armate non devono reprimere nessuno e devono obbedire solo a me. Sento ogni momento di più la necessità di arrivare per stare al fianco del popolo per fermare questo abuso terribile. Voglio arrivare per fermare la repressione in nome di dio, del popolo e dei cambiamenti che l'Honduras necessita per fermare le diseguaglianze storiche del paese. A me nessuno mi minaccia perché vado pacificamente a dialogare come presidente degli honduregni". E ancora: Che il generale Vasquez ritiri le sue truppe in nome di dio non massacri il popolo. Non rovini il paese e non rovini la sua vita. Il popolo è in strada è nessun paese al mondo vi riconosce".

Ai microfoni di TeleSur la gente urla, racconta, ancora concitata. Un giovane uomo, ansimante, grida: "L'esercito ha massacrato un ragazzo di sedici anni. Lo ha massacrato, sparandogli in testa". E ancora frasi sconnesse, e una voce su tutti: "Ambulanza, ambulanza". E ancora: "Assassini. Dittatore", riferendosi ai golpisti e al presidente di fatto Micheletti.

La pista su cui deve atterrare l'aereo che riporta Manuel Zelaya in patria non è delle migliori. La suspance è pregna di tensione. Continua la diretta di TeleSur. La corrispondente fa una telecronaca precisa. Sull'aereo venezuelano che trasporta il presidente legittimo c'è una squadra di diplomatici, e solo un addetto alla sicurezza, perché Zelaya ha ribadito andare in pace e in missione di dialogo. Ma intanto all'aereoporto è schierato un contingente notevole, che reprime la folla e che aspetta l'aereo con i fucili puntati, corpi a terra.

Da un lato decine di migliaia di persone disarmate che aspettano, resistendo alla repressione, e dall'altro agenti delle forze di sicurezza armati fino ai denti.
E mentre accade tutto questo, il resto del Paese viene tenuto all'oscuro. Su radio e televisioni sono in programma tutt'altro tipo di programmi e di informazioni. Il presidente di fatto ha provveduto da subito a oscurare l'informazione, cercando di tenere all'oscuro la gente sulla reale natura del suo ruolo e di chi lo manovra.

Mentre si attende l'arrivo da un momento all'altro del presidente democraticamente eletto, l'esercito che ha militarizzato l'aereoporto internazionale dell'Honduras spedisce in volo elicotteri che sorvolano la zona. L'intento è impedire all'aereo di atterrare "Venga chi venga" ha ribadito il governo golpista. E così è stato.

Stella Spinelli
www.peacereporter.net

sabato 4 luglio 2009

Insulza: No hay intención de revertir el golpe de Estado en Honduras

El Secratario de la OEA, José Miguel Insulza, ofreció rueda de prensa tras su visita a Honduras. "La ruputa del orden consitucional persiste y quienes hicieron esto no tienen la intención de revertir esta situcación", dijo Insulza durante una rueda de prensa celebrada en Tegucigalpa.



El Secretario General de la Organización de Estados Americanos (OEA), José Miguel Insulza, aseguró este viernes que la ruptura del orden constitucional en Honduras persiste y se lamentó que tras su entrevista con 15 magistrados de la Corte Suprema de facto, no encontró disposición para el retorno del legítimo presidente de ese país, Manuel Zelaya.

"Lamento decir que en esta nación no existe disposición para hacer esto (retomar el hilo constitucional)", aseguró y relató que muy por el contrario, recibió una serie de documentos con cargos penales contra Zelaya los que, para el gobierno ilegítimo, justificarían el golpe de Estado.

"La ruptura del orden consitucional persiste y quienes hicieron esto no tienen la intención de revertir esta situcación", agregó.

Ratificó que la OEA "considera que ha habido un golpe de Estado en Honduras y se ha roto la institucionalidad en la nación".

Reiteró que luego de conversar con distintos voceros del gobierno de facto "lamento decir que en esta nación no existe disposición para revertir esta situación".

En ese sentido, afirmó que tras culminar la misión en Tegucigalpa presentará este sábado un informe ante la Asamblea General de la OEA, que deberá adoptar las decisiones que estipule convenientes en base al artículo 21 de la Carta Democrática Interamericana, que establece las condiciones para suspender a un país del sistema.

"Cuando la Asamblea General, convocada a un período extraordinario de sesiones, constate que se ha producido la ruptura del orden democrático en un Estado Miembro y que las gestiones diplomáticas han sido infructuosas, conforme a la Carta de la OEA tomará la decisión de suspender a dicho Estado Miembro del ejercicio de su derecho de participación en la OEA con el voto afirmativo de los dos tercios de los Estados Miembros. La suspensión entrará en vigor de inmediato", reza el referido artículo.

Además, denunció que en Honduras está planteado "un conflicto social y político por la violación de la Carta Interamericana y por lo tanto tiene que ser reparado".

"Yo veo una sociedad profundamente polarizada y dividida, hay mucha tensión, hay una autoridad de facto instalada, yo espero que la Corte Suprema determine en algún momento quienes fueron los que echaron al Presidente del país", puntualizó.

Indicó que de aprobarse la suspensión esta se levantaría "cuando se restituya el cumplimiento de los compromisos internacionales, sin embargo la suspensión acarrea consecuencias como la suspensión del envío de crédito", entre otras medidas.

"Yo creo que la OEA no está interviniendo en un país, simplemente Honduras, como otros 33 Estados de las Américas, suscribió la Carta Interamericana y está obligada a cumplir ese mecanismo, y una de las cosas que estamos exigiendo es que asuma los compromisos internacionales", afirmó.

Aclaró que la reacción de la OEA no debe ser tomada como un ataque a un Estado , ya que "nosotros hemos sido testigos de muchos cambios de gobierno y sin embargo eran cambios que se producían sobre el reglamento vigente. La idea de expulsar por la fuerza (a un jefe de Estado) era poco frecuente y nos habíamos acostumbrado a pensar que esto no ocurriría más en América Latina".

Insulza enfatizó que para poder tener democracia es importante que se respeten las instituciones y si por algún motivo alguien tiene una acusación contra un Presidente debe cursarla por la vía legal.

"Son cosas por las que hemos luchado desde hace mucho tiempo y debemos cumplirlas", aseveró.

Estas declaraciones de Insulza confirman las versiones de la prensa internacional, que más temprano reseñó que el funcionario chileno, al salir de la reunión con los magistrados hondureños, dijo que la OEA "se encamina hacia la suspensión de Honduras del organismo".

Estas palabras las habría pronunciado Insulza luego de que el presidente de la Corte Suprema de Justicia de facto, Jorge Rivera, le dijo que la salida del poder del Jefe de Estado legítimo, Manuel Zelaya "es irreversible".

El presidente del poder judicial afecto al golpe, emplazó a Insulza y desestimó la resolución del organismo: "Ustedes hagan lo que quieran, la decisión está tomada y es irreversible", agregó.

José Miguel Insulza llegó este viernes a la nación centroamericana para notificar el fin del plazo de 72 horas dado por la OEA para que el Congreso de esa nación devuelva el orden constitucional a la nación centroamericana.

En su periplo se reunió con los movimientos sociales que se mantienen en protesta desde el pasado domingo, día en el que Zelaya fue secuestrado y sacado hacia Costa Rica.

Antes de viajar a Honduras, Insulza anunció que su papel no sería el de negociar, sino el de reclamar la restitución del presidente legítimo de esa nación.

"No vamos a Honduras para negociar. Vamos a pedir que se deje de hacer lo que se ha estado haciendo hasta ahora", dijo Insulza.

Horas antes Zelaya, quien estuvo el pasado jueves en Panamá y este viernes en El Salvador para reunirse con el presidente Mauricio Funes, anunció su intención de retornar a su país en una fecha aún no notificada del fin de semana y desde allí hizo un llamado a sus compatriotas para que "no se amilanen" y que marchen a Tegucigalpa para protestar "pacíficamente" contra el golpe de Estado.

Asimismo, anunció que será acompañado en su regreso por los presidentes de Argentina, Cristina Fernández, y de Ecuador, Rafael Correa, además de premios Nobel de la Paz como la guatemalteca Rigoberta Menchú.

venerdì 3 luglio 2009

HONDURAS urgente!!!!

Amici,

vi informo dei gravi fatti avvenuti stamattina a SAn Pedro Sula. La polizia e l'esercito hanno represso duramente i manifestanti. Hanno lanciato gas lacrimogeno, sparato sulla folla e portato via decine di manifestanti. La piazza centrale è sotto presidio militare.

Al momento mi informano che i ragazzi catturati rischiano di essere trasferiti ..destinazione sconosciuta. Con la sospensione dei diritti civili, approvata ieri in Congresso il rischio è che i ragazzi vengano detenuti per tempo indefinito e torturati. QUelli che non sono stati presi rischiano invece di essere svegliati nel cuore della notte e portati via durante le ore del coprifiuoco. Il domicilio non è più inviolabile. Fra queste persone ci sono cari amici.

Pe favore, cercate di contattare i media internazionali, la situazione è gravissima.

E' necessario far arrivare la voce fuori dal confine nazionale.
C.

Ancora.... HONDURAS

El peor cerco mediático de estos días hace que la información de lo que pasa en estos momentos sea prácticamente nula. (2009/07/02)

El peor cerco mediático de estos días hace que la información de lo que pasa en estos momentos sea prácticamente nula. Radio Globo Honduras, ha sido sacada del aire varias veces en estos días y allanada por las fuerzas de seguridad. Ahora esta hablando Luis Galdámez rompiendo el cerco mediático. Copiamos en directo la transmisión: "En este momento, un periodista se está atreviendo a denunciar el estado de Sitio. Habla de la existencia de allanamientos, que la fiscalía apoya esto. Denuncia la existencia del decreto, que las garantías están suspendidas. Dice que está arriesgando su vida, que puede ser detenido, desaparecido o desterrado. Que la constitución actual existe, pero sólo para los ricos. Si un periodista cometió delito, hay que juzgarlo, pero antes hay que demostrarlo. Continúa leyendo los artículos de la libertad de prensa, circulación, restricción de las libertades, inviolabilidad y secreto de las comunicaciones. Acá le violan a uno la comunicación. Nos interrumpen, El Art. 71 de la Constitución: Detenida ni incomunicada por más de 24 horas. Hay personas que han detenido y encerrado. El padre Tamayo fue detenido, golpeado y logro escaparse, ahora está escondido. El Pueblo no conoce la constitución porque no la puede comprar, yo la leo entonces. No pueden restringirle al pueblo el derecho de emisión del pensamiento. ¿Toda persona tiene derecho a circular libremente? NO. Nos violan ese derecho. No dejan salir a la gente de las comunidades. Nos persiguen, nos hacen una guerra psicológica. Debo hacer que me presten diferentes carros, voy a diferentes casas para evitar la persecución. El art. 64º de la constitución prohíbe la existencia del decreto aprobado ayer, es ilegal. La gente está retenida en los 4 puntos cardinales del país, no dejan circular a la gente de las comunidades. Estamos en un paredón en estos momentos. Los periodistas tienen que estar escondiéndose para que no los capturen. No podemos seguir viviendo en esta falta de democracia. Nos acaban de cortar las comunicaciones con el exterior. Nos envían mensajes amenazantes. Me resigno a morir ante los fusiles, antes que arrodillarme ante estos golpistas. Hacen actos que llevan a la barbarie". Seguiremos informando...

fonte: http://www.todosconhonduras.cult.cu/index.php?cont=terrorismo&lang=1&declara=9&tipo=1

Zelaya anima a hondureños a seguir su marcha a Tegucigalpa

''No se dejen vencer ni se amilanen, sientan la fuerza del espíritu y caminen a Tegucigalpa'', declaró desde El Salvador a Radio Cadena Mi Gente, emisora que se ha mantenido informando del conflicto y es escuchada en varias localidades de Honduras.

El presidente legítimo de Honduras, Manuel Zelaya, hizo un llamado al pueblo de su país a no amilanarse ante la represión policial y a que continúen su marcha hacia Tegucigalpa, donde el mantadario llegará este fin de semana para retomar el poder.

"No se dejen vencer ni se amilanen, sientan la fuerza del espíritu y caminen a Tegucigalpa", declaró desde El Salvador a Radio Cadena Mi Gente, emisora que se ha mantenido informando del conflicto y es escuchada en varias localidades de Honduras.

Agregó que "hay que encomendarnos a Dios que nos debe dar la fuerza y la fe para enfrentar pacíficamente con resistencia en todas las comunidades de Honduras".

Asimismo llamó a "estar listos porque pacíficamente vamos a defender nuestros derechos como ciudadanos".

Zelaya dio sus declaraciones tras reunirse con el presidente salvadoreño, Mauricio Funes, quien se unió al cierre de fronteras hecho también por Guatemala y Nicaragua, para bloquear el comercio bilateral y ejercer presión al Gobierno de facto liderado por Roberto Micheletti a que abandone el poder.

El mandatario derrocado confía en que las Fuerzas Armadas hondureñas van a "rectificar", y señaló que "es injusto lo que están haciendo en Honduras, el mundo está unido en contra de los golpistas".

Se pronunció en la víspera de la llegada del secretario General de la OEA, José Miguel Insulza a Honduras para dar el aviso formal a los entes liderados por Micheletti del plazo de 72 horas que dio el organismo para que abandone el poder.

Insulza tiene previsto permanecer menos de 24 horas en Honduras y anunció que su papel no será el de negociar, sino el de reclamar la restitución de Zelaya, quien fue secuestrado y llevado a otro país por los militares el pasado domingo.

"No vamos a Honduras para negociar. Vamos a pedir que se deje de hacer lo que se ha estado haciendo hasta ahora", dijo el secretario.

Su agenda en Tegucigalpa incluye una reunión con la Corte Suprema de Justicia y con la Fiscalía General de Honduras, pero no está previsto un encuentro con Micheletti, cuyo gobierno no es reconocido por el organismo regional.

De no ser acatado el ultimátum de la OEA este sábado, Honduras sería suspendida del Sistema Interamericano lo que significaría un retroceso político y comercial para esta nación.

Zelaya anunció que será acompañado en su regreso por los presidentes de Argentina, Cristina Kirchner, y de Ecuador, Rafael Correa, además de premios Nobel de la Paz como la guatemalteca Rigoberta Menchú.

Este viernes están previstas nuevas manifestaciones en Honduras de sus partidarios, mientras organismos de derechos humanos han denunciado una ola de represión con decenas de detenciones por parte del gobierno de Micheletti, que ha suspendido garantías constitucionales y que mantiene un toque de queda vigente hasta este viernes y que se presume se a extendido.

TeleSUR - Afp-EFE/PR

Honduras: cronología de un golpe

El presidente constitucional de Honduras, Manuel Zelaya, quien anunció la decisión de retornar al país el próximo jueves para reasumir sus funciones, fue victima de un golpe de Estado en su contra protagonizado por militares con el apoyo del Congreso Nacional.

Detrás de la conjura contra el mandatario hondureño Manuel Zelaya están los sectores de la oligarquía opuestos a la convocatoria a una consulta para conocer si el pueblo está de acuerdo en colocar una urna en los comicios de noviembre a fin de convocar una Asamblea Constituyente.

A continuación ofrecemos una cronología de los hechos más importantes en la nación centroamericana:

Martes 23 de junio:
El Congreso Nacional, dominado por la oposición al presidente, aprueba una legislación de última hora que prohíbe la celebración de referendos y plebiscitos 180 días antes y después de las elecciones.

Amparado en esa normativa, el Tribunal Supremo Electoral (TSE) y la Corte Suprema de Justicia declaran ilegal la consulta del 28 de junio, y el abogado German Leitzelar amenaza con penas de entre 10 y 15 años de prisión para quienes la apoyen.

Miércoles 24 de junio:
Zelaya destituye al jefe del Estado Mayor Conjunto de las Fuerzas Armadas, general Romeo Vásquez, por negarse a distribuir el material para la encuesta.

Según indicó Zelaya en un mensaje a la nación, su decisión se debió a la crisis generada por algunos sectores que promovieron la desestabilización y el caos con el fin de causar problemas a la institucionalidad democrática.

Jueves 25 junio:
La Corte Suprema de Justicia desconoce la autoridad del presidente legítimamente electo de comandar las fuerzas armadas y restituye en el cargo al general Vásquez.

Entretanto el Congreso Nacional designó una comisión especial con el fin de declarar no apto para el cargo al mandatario después de que este destituyera Vásquez.

Zelaya calificó esa maniobra como un golpe de Estado técnico y llamó a los presidentes latinoamericanos a solidarizarse con su gobierno.

El Presidente convocó al pueblo a acompañarlo a la base aérea Hernán Acosta Mejía para sacar de ahí el material electoral decomisado por magistrados del TSE y fiscales del Ministerio Público.

Viernes 26 de junio:
Zelaya considera conjurado el golpe de Estado técnico y llama al pueblo a participar en la consulta del domingo.

Aunque ha cesado el peligro, siempre está latente la amenaza, alertó el presidente.

Sábado 27 de junio:
La directora ejecutiva del Proceso de Encuesta de Opinión, Fedra Tibot, informa que las 15 mil urnas instaladas en el país están listas para la consulta.

La tarea se cumplió gracias a la participación voluntaria de unas 45 mil personas.

Por disposición presidencial las urnas serán custodiadas por organizaciones populares y la policía y no por el ejército.

Domingo 28 de junio:
Militares fuertemente armados penetran por la fuerza en la residencia del presidente en horas de la madrugada, lo llevan hacia una base militar y de ahí lo trasladan a Costa Rica.

Los golpistas desatan una represión feroz contra miles de manifestantes en la capital e instalan en el poder a un gobierno de facto encabezado por el hasta ahora presidente del Congreso Nacional, Roberto Micheletti.

El golpe recibe la repulsa de la comunidad internacional y de organismos como la OEA, la ONU, la Alianza Bolivariana para los Pueblos de Nuestra América, el Sistema de Integración Centroamericana y el Grupo de Río.

Lunes 29 de junio:
Zelaya anuncia su disposición de regresar a Honduras el 2 de julio, a pesar de que los golpistas amenazan con apresarlo.

La presidenta argentina, Cristina Fernández, y el secretario general de la OEA, José Miguel Insulza, manifiestan su interés en acompañar a Zelaya en su retorno al país.

Martes 30 de junio
Manuel Zelaya interviene en la Asamblea General de la ONU invitado por su presidente, el nicaragüense Miguel D Escoto, y califica de histórica la Resolución aprobada por ese organismo que lo reconoce como el gobernante legitimo de Honduras y condena el golpe desestabilizador que tuvo lugar en ese país.

fonte: http://www.cubavision.cubaweb.cu/prensa_detalles.asp?ID=481

giovedì 2 luglio 2009

Parlamentarios europeos y redes de sociedad civil se pronuncian contra golpe de Estado en Honduras

Bruselas 1 de julio 2009. El Presidente de la Comisión de Comercio del Parlamento Europeo Helmuth Markov, junto con el también eurodiputado y copresidente de Eurolat Willy Meyer y el recientemente elegido Eurodiputado Verde Jose Bové expresaron hoy en rueda de prensa en la sede del Parlamento Europeo, su enérgico rechazo al golpe de Estado perpetrado en Honduras el pasado domingo y, su solidaridad con las organizaciones sociales que se movilizan en el país exigiendo el restablecimiento del orden democrático y la restitución del presidente Zelaya y de su gobierno.

El Eurodiputado Markov llamó a la Comisión Europea a tomar la decisión de suspender las negociaciones del Acuerdo de Asociación con Centroamérica hasta tanto no se restablezca el depuesto gobierno e igualmente, a suspender las preferencias arancelarias de las que se beneficia Honduras en el marco del SPG plus, que estan ligadas a la ratificación y al respeto de las convenciones internacionales en materia de derechos humanos.

Por su parte el Diputado Willy Meyer dió a conocer la decisión de su bancada, la Izquierda Unitaria Europea, de designarle para efectuar una misión de observación en Honduras, que comenzará mañana, jueves 2 de julio, y terminará el sábado 4 de julio.

Para el Eurodiputado entrante José Bové se requiere una mayor firmeza y contundencia de la Unión Europea para contribuir a restablecer el orden democrático en Honduras. Sin vuelta del presidente Zelaya no hay solución, dijo. Pidió el retorno inmediato de los militares a sus cuarteles y un fin de la censura de los medios de comunicación. Asimismo, expresó su solidaridad con las organizaciones sociales que se están movilizando. Finalizando, el Verde consideró necesario que el nuevo Parlamento Europeo materialice en una declaración este compromiso.

Para Luis Guillermo Peréz, representante de la red de ONGs Europeas CIFCA, además de las acciones anteriormente expresadas por los Eurodiputados, el golpe de Estado amérita que la Unión Europea active la cláusula democrática que rige el Acuerdo marco de cooperación entre la Unión Europea y América Central de 1993. Por su parte, Lourdes Castro del Grupo Sur, otra de las redes de ONGs Europeas que se ocupa del tema, remarcó que la UE debe emprender acciones positivas como las mencionadas anteriormente, que proporcionen un claro mensaje de no reconocimiento al gobierno de facto.

Al finalizar la rueda de prensa el investigador Hondureño Pedro Morazán hizo un llamado a que todas las acciones que se emprendan, con miras a restablecer el orden constitucional, contribuyan a evitar un derramamiento de sangre.
fonte: http://www.gruposur.eu.org/Parlamentarios-europeos-y-redes-de.html

Masiva protesta realizan movimientos sociales y populares

Miles y miles de personas se movilizaron por las calles de Tegucigalpa y otras ciudades del país, para dar su total respaldo al mandatario hondureño José Manuel Zelaya Rosales. La protesta fue hoy al medio día e inició desde las instalaciones del colegio de profesionales del magisterio superior de Honduras (COLPROSUMAH), luego los manifestantes se dirigieron hasta la sede de la Organización de los Estados Americanos, que está ubicada al costado del Boulevard Morazán, y posteriormente se trasladaron hacia el centro de la cuidad, lanzando enérgicas consignas a favor del presidente de los más pobres José Manuel Zelaya Rosales y exigiendo sea restituido en el cargo como mandatario .

Carlos H. Reyes, reconocido dirigente popular del país, expresó: “hemos estado en resistencia y seguimos contra el golpe de estado que nos han dado a los hondureños, venimos a las oficinas de la OEA a entregarles el pronunciamiento de los movimientos sociales precisamente por que ellos nos han estado apoyando, nosotros les estamos diciendo que apoyamos su decisión y su solidaridad, al mismo tiempo denunciamos todas las atrocidades que está cometiendo la fiscalía de Derechos Humanos y otros poderes del Estado. Son 72 horas de plazo que ha dado la OEA para que desalojen a este presidente y que venga a tomar posesión de su cargo José Manuel Zelaya Rosales, pero nuestras acciones continuaran”, concluyó.

En esta protesta los participantes aprovecharon la oportunidad para invitar a toda la población a otra movilización pacífica, para el día de mañana 2 de Julio del 2009, que saldrá desde el parque el Obelisco hacia el Congreso Nacional y anunciaron que las acciones continuaran en los próximos días de forma permanente hasta lograr el reintegro del presidente que elegimos los hondureños y hondureñas y al que apoyamos los sectores sociales del país, por lo que el Frente de Resistencia Popular de Honduras hace un enérgico llamado a todas las organizaciones sociales a que continuemos en la lucha y que no desmayemos.
fonte:www.movimientos.org

Honduras: Estado de Sitio para frenar resistencia popular

El día de hoy, 1 de julio, acatando un llamado del Frente de Resistencia Popular de Honduras, más de 25,000 mil personas se movilizaron a la sede de la Organización de los Estados Americanos, para entregar un pronunciamiento de respaldo a la decisión de este organismo que da 72 horas a los golpistas para el reestablecimiento del orden constitucional y la restitución del presidente Manuel Zelaya. Como también, para denunciar los atropellos que están cometiendo la Fiscalía de Derechos Humanos y otros organismos oficiales. Movilizaciones similares se desarrollaron en otras ciudades del país.

Con el propósito de quebrar la resistencia popular contra el golpismo, el Congreso Nacional decretó el Estado de Excepción en todo el país, a partir de las 22:00 horas hasta las 05:00 a.m. Esta medida, que equivale a Estado de Sitio, dispone la suspensión de las garantías ciudadanas contempladas en los artículos 69, 71, 72, 78, 79, 81, 84, 99 de la Constitución (ver abajo), para justificar las violaciones que se vienen cometiendo en contra de los derechos humanos. Se oficializa así la indefensión, dejando la vía abierta a cualquier atropello contra los dirigentes populares, como puede ser la irrupción en domicilios y la captura de cualquier persona sin ninguna orden judicial, entre otras cosas.

En el marco de la marcha hacia la OEA, las organizaciones populares ratificaron la decisión de mantenerse en movilización permanente hasta la restitución del presidente Manuel Zelaya. El día de mañana la convocatoria es en el Obelisco para luego dirigirse al Congreso Nacional.


Los artículos de la Constitución que se encuentran suspendidos son:
Artículo No.69. La libertad personal es inviolable y solo con arreglo a las leyes podrá ser restringida o suspendida temporalmente

Artículo No.71. Ninguna persona puede ser detenida ni incomunicada por más de 24 horas sin ser puesta a la orden de autoridad competente para su juzgamiento. La detención judicial para inquirir no podrá exceder de 6 días contados desde el momento en que se produzca la misma.

Artículo No.72. Es libre la emisión de pensamiento por cualquier medio de difusión sin previa censura. Son responsables ante la ley los que abusen de este derecho y aquellos que por medios directos o indirectos restrinjan o impidan la comunicación y circulación de ideas y opiniones.

Artículo No.78. Se garantizan libertades de reunión y de asociación siempre que no sean contrarias al orden público y a las buenas costumbres.

Artículo No.79. Toda persona tienen derecho de reunirse con otras pacíficamente y sin armas, en manifestación pública o en asamblea transitoria, en relación con sus intereses comunes de cualquier índole, sin necesidad de aviso o permiso especial. Las reuniones al aire libre y de carácter político podrán ser sujetas a un régimen de permiso especial con el único fin de garantizar el orden público.

Artículo No.81. Toda persona tiene derecho a circular libremente, salir, entrar y permanecer en el territorio nacional. Nadie puede ser obligado a mudar de domicilio o residencia sino en los casos especiales y con los requisitos que la ley señala.

Artículo No.84. Nadie podrá ser arrestado o detenido sino en virtud de mandato escrito de autoridad competente, expedido con las formalidades legales y por motivo previamente establecido en la ley.

Artículo No.99. El domicilio es inviolable, ningún ingreso o registro podrá verificarse sin consentimiento de la persona que lo habita o resolución de autoridad competente. No obstante, puede ser allanado en caso de urgencia, para impedir la comisión o impunidad de delitos o evitar daños graves a la persona o a la propiedad.

fonte:www.movimientos.org