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martedì 15 novembre 2011

Bosnia e Serbia a Italia 150

Il 17 novembre il Cecchi Point ospiterà una giornata interamente dedicata ai Balcani, promossa dal Comune di Torino con la collaborazione di RETE.

PROGRAMMA

Bosnia-Erzegovina e Serbia al Cecchi Point

A cura della Città di Torino (Settore Cooperazione Internazionale e Pace) in collaborazione con RE.TE Ong, Segretariato Sociale RAI, SMAT, AMIAT, Alma Teatro, Coro CAI UGET.

17 NOVEMBRE 2011 ore 9.30 – 19.30

Cecchi Point – Salone delle Arti, Teatro dell’Officina

Via Cecchi, 17 – Torino

Ingresso gratuito

9.30 – 12.30 COOPER / AZIONE

Laboratori per gli alunni torinesi delle scuola primaria e secondaria di 1° grado.

* * * * * *

15.00 LA REALTà odierna dei Balcani

Dibattito: Piero Fassino, sindaco Città di Torino

Maurizio Tropeano, giornalista La Stampa

Eric Gobetti, storico

Modera: Carlo Romeo, responsabile Segretariato Sociale RAI

16.00 Presentazione dI progettI DI COOPERAZIONE INTERNAZIONALE

Potenziamento dei servizi delle aziende municipali di Breza (Bosnia Erzegovina) e Kragujevac (Serbia): promosso dalla Città di Torino, cofinanziato dalla Regione Piemonte, in partenariato con SMAT, AMIAT, RE.TE Ong, Associazione CerchiamoLaPace, Città di Breza, Città di Kragujevac, Azienda Municipalizzata JKP Breza, Azienda Municipalizzata “Čistoća” Kragujevac, Azienda Municipalizzata “Zelenilo” Kragujevac.

Breza, cooperazione e sviluppo: promosso da RE.TE Ong, cofinanziato dal Ministero degli Esteri – DGCS, in partenariato con Città di Torino, SMAT, AMIAT, CESVI Onlus.

Novi Putevi (Strade Nuove). Azioni per lo sviluppo locale del settore turistico nell’Europa centro-orientale:promosso dalla Città di Torino, cofinanziato dalla Regione Piemonte, in partenariato con CAI – UGET Torino, ODP Torino, Coop. Sociale I.So.La., Associazione CerchiamoLaPace e sostenuto da RETE Ong, Associazione EquaMente, AGESCI Progetto Sarajevo.

Scambi giovanili e scolastici: promossi da RE.TE Ong, associazione EquaMente, scuole torinesi.

Gli interventi saranno intervallati dal:

CONCERTO DELL’ORCHESTRA INTERNAZIONALE PER LA PACE

“PEQUENAS HUELLAS”

verranno proiettati i video:

  • Acqua: presentazione delle attività per il miglioramento della distribuzione di acqua potabile a Breza.
  • Torino-Breza A/R: le esperienze di volontariato sui sentieri in Bosnia Erzegovina.
  • Selezione dei cortometraggi vincitori del Concorso indetto in occasione della Tregua Olimpica.

e sarà presentata la:

SFILATA DI MODA “ETNO RADIONICA” (sfileranno le allieve dell’Istituto Superiore Statale Galileo Ferraris di Settimo Torinese)

17.30 LETTURE DI TESTI DAI BALCANI, a cura di Alma Teatro.

18.00 CONCERTO DELLA BAND DEL CENTRO GIOVANI “KG YOUTH SECTOR” DI KRAGUJEVAC

Rinfresco con piatti e bevande balcaniche.

19.00 CONCERTO DEL CORO CAI UGET


Per informazioni sulla giornata e prenotazioni: rete@arpnet.it

Telefono: 011.7707388, orario: 10.00 – 13.00

Per informazioni sui progetti: cooperazione.internazionale@comune.torino.it

Telefono: 011.4434818 / 011.4424927, orario: 10.00 – 13.00

venerdì 4 marzo 2011

RE.TE ed Etno Radionica alla Oslo Fashion Week


Il 17 febbraio 2011, una sfilata dei capi prodotti dal laboratorio del Centro Donne di Breza ha inaugurato al Centro Congressi di Oslo la Settimana della Moda.

Una seconda sfilata è stata presentata il 18 febbraio nel corso di un ricevimento presso l’Ambasciata d’Italia.

L’evento ha rappresentato un successo di visibilità per tutti gli enti coinvolti, in un paese caratterizzato da una forte politica di cooperazione internazionale e da una grande comunità di rifugiati anche bosniaci, e contiamo che rappresenti solo il primo passo di una serie di relazioni ed iniziative di cooperazione future.

mercoledì 2 febbraio 2011

ascoltaci su Border Radio


è online anche la seconda puntata di KARIBU a Border Radio che ci ha ospitato!
Stavolta abbiamo parlato con Mariangela di Bosnia; erano presenti Enrico da Vià, cooperante in Bosnia per RETE, Daniela Guasco e Andrea Pronti.
Andate a sentirla QUI e fateci sapere se volete continuare la discussione.
Alla prossima!

UN VIAGGIO RESPONSABILE IN BOSNIA


Per chi ama viaggiare con uno sguardo attento...


RE.TE ha sottoscritto un accordo con la cooperativa
Piccoli Mondi per realizzare dei viaggi di turismo responsabile, in primis in BOSNIA ERZEGOVINA, includendo la visita delle iniziative in atto a Breza con i giovani, le donne e gli agricoltori, e il soggiorno nel piccolo centro di Vardiste, ospitati nell'"albergo diffuso" dalle donne del paese.

Per chi vuole saperne di più: guardate il nostro sito o quello di Piccoli mondi, oppure contattateci direttamente!

domenica 28 febbraio 2010

GLBTQ

Cinema e Aperitivo Musicale a El Barrio
Domenica 28 Febbraio ore 18,30

GLBTQ
"QUEER SARAJEVO FESTIVAL 2008"
di Masa Hilcisin e Cazim

a seguire collegamento da Sarajevo
con SVETLANA DURKOVIC e VALENTINA PELLIZZER

incontro con DANIELE VIOTTI, Coord. Torino Pride e DANIELE SALARIS, regista

aperitivo musicale
@ El Barrio
Strada Cuorgnè 81 Torino
tel. 011.2222554
elbarrio@elbarrio.it
www.elbarrio.it

ingresso libero e gratuito


KINOBARRIO VIDEO ARTE MUSICA: UNO SGUARDO SULLA BOSNIA DI OGGI
è un progetto a cura di Ass. MIAO, RE.TE. ONG , Ass. Nema Frontiera
Quattro domeniche a tema per uno sguardo contemporaneo sulla Bosnia di oggi, oltre gli stereotipi della guerra e attraverso proiezioni cinematografiche, video, documentari, interviste, incontri, confronti, esperienze e progetti realizzati, giochi, letture, performance, aperitivi musicali, sfilata di moda.
“QUEER SARAJEVO FESTIVAL 2008”
Serata di inugurazione della prima edizione del Sarajevo Queer Festival. Successo di pubblico, gli organizzatori dell'associazione Q contenti per essere riusciti a realizzare un difficile progetto. All'improvviso un gruppo di otto persone attacca il Festival; minacce, insulti e sei feriti. La polizia interviene in difesa della manifestazione ma non basta: il Festival viene cancellato.
Regia: Čazim Dervišević e Maša Hilčišin
Anno: 2008 Nazione: Bosnia Herzegovina
Genere: Documentario Durata: 32 min.
Il primo Sarajevo Queer Festival è stato organizzato nel settembre 2008. L'inizio della manifestazione era previsto in coincidenza con l'inizio del Ramadan, irritando alcuni integralisti musulmani, nonostante il programma delle date fosse stato annunciato mesi e mesi prima.
Il governo bosniaco (verbalmente e subdolamente) ed un gruppo di hooligans (brutalmente e fisicamente) si sono trovati dalla stessa parte, contro il Festival. Anche la polizia ha mantenuto un atteggiamento ambiguo. Otto persone sono rimaste ferite durante lo svolgimento del Festival, mentre gli organizzatori dell'evento diventavano oggetto di
dichiarazioni cariche di odio e di costanti minacce. Sebbene il programma - che prevedeva dibattiti, proiezioni, mostre e performance - sia stato cancellato a seguito delle aggressioni, il Sarajevo Queer Festival, ufficialmente, non si è concluso. l Queer Sarajevo Festival è rimasto aperto, trasformandosi in lotta politica contro la violenza, il nazionalismo ed il fondamentalismo in Bosnia-Erzegovina.
Il documentario sul festival è stato prodotto dall'Associazione “Q” con il supporto dell'Ambasciata d'Olanda in Bosnia-Erzegovina, dell'Ambasciata Svizzera, delle Organizzazioni non Governative “Global fund for women”, “Astraea Lesbian Foundation for Justice”, “Urgent Action Fund, OffStream”, “Heart and Hand Fund” e “COC HIVOS”.
WEB Queer Sarajevo Festival
http://www.queer.ba/v1/qsf.htm
WEB Associazione Q
http://www.queer.ba




IL PROSSIMO APPUNTAMENTO DI KINOBARRIO
Domenica 7 Marzo 2010 - ore 17,30
DONNE, ARTE E CREATIVITA'
VIDEO DI COLLETTIVI ARTISTICI di AA. VV.
a seguire:
sfilata di moda della collezione ETNO RADIONICA di Breza, progetto di MAE-AID/RE.TE.-CESVI/BSN
letture con inedite traduzioni di VESNA SCEPANOVIC e GABRIELLA MONTONE, accompagnamento musicale di ANDREA UGHETTO
aperitivo musicale con DJ GRISSINO

mercoledì 17 febbraio 2010

GIOCARE CON LE DIFFERENZE


Cinema e Aperitivo Musicale a El Barrio

Domenica 21 Febbraio ore 17,30

GIOCARE CON LE DIFFERENZE

"MOSTAR UNITED"

di Claudia Tosi

a seguire incontro con

CLAUDIA TOSI, regista

LUCA RASTELLO e MAURO RAVARINO, giornalisti

gioco/performance del COLLETTIVO IMMIGRATI AUTORGANIZZATI DI TORINO

aperitivo musicale

@ El Barrio

Strada Cuorgnè 81 Torino

tel. 011.2222554

elbarrio@elbarrio.it

www.elbarrio.it

ingresso libero e gratuito

KINOBARRIO VIDEO ARTE MUSICA: UNO SGUARDO SULLA BOSNIA DI OGGI

è un progetto a cura di Ass. MIAO, RE.TE. ONG, Ass. Nema Frontiera

Quattro domeniche a tema per uno sguardo contemporaneo sulla Bosnia di oggi, oltre gli stereotipi della guerra e attraverso proiezioni cinematografiche, video, documentari, interviste, incontri, confronti, esperienze e progetti realizzati, giochi, letture, performance, aperitivi musicali, sfilata di moda.

"MOSTAR UNITED"

è un film/documentario di Claudia TOSI prodotto da STEFILM con Petra Pan Production (Italia/Slovenia, 2008 - durata 54 min)
http://mostarunited.wordpress.com


KINOBARRIO VIDEO ARTE MUSICA: UNO SGUARDO SULLA BOSNIA DI OGGI
è un progetto a cura di Ass. MIAO, RE.TE. ONG, Ass. Nema Frontiera
Quattro domeniche a tema per uno sguardo contemporaneo sulla Bosnia di oggi, oltre gli stereotipi della guerra e attraverso proiezioni cinematografiche, video, documentari, interviste, incontri, confronti, esperienze e progetti realizzati, giochi, letture, performance, aperitivi musicali, sfilata di moda.

"MOSTAR UNITED"
è un film/documentario di Claudia TOSI prodotto da STEFILM con Petra Pan Production (Italia/Slovenia, 2008 - durata 54 min)
http://mostarunited.wordpress.com

LUCA RASTELLO
è giornalista de La Repubblica e direttore responsabile di osservatoriobalcani.org.
Specializzato in economia criminale e relazioni internazionali, è stato direttore di Narcomafie e de L'Indice. Ha lavorato come inviato in Asia centrale, Caucaso, Corno d' Africa, Centro e Sudamerica. Ha scritto La guerra in casa (Einaudi, Torino 1998), Piove all'insù (Bollati Boringhieri, Torino 2006) e Io sono il mercato (Chiarelettere, Milano 2009).

MAURO RAVARINO
è giornalista de Il manifesto, Diario, Terre di Mezzo e altri periodici.

COLLETTIVO IMMIGRATI AUTORGANIZZATI DI TORINO
“Siamo un collettivo di cittadini/e e lavoratori/trice immigrati/e impegnati nella promozione del protagonismo culturale, sociale e politico dei cittadini/e immigrati/e. Siamo partecipi e promotori a livello nazionale, insieme a molti altri immigrati delle varie città italiane (Roma, Milano, Perugia, Napoli, Verona, Firenze, ecc…) del percorso verso il primo Congresso Nazionale degli immigrati in Italia".
Il COLLETTIVO IMMIGRATI AUTORGANIZZATI DI TORINO proporrà un gioco per riflettere sul tema delle appartenenze e dell'identità. Identità individuale - identità di gruppo. Accoglienza - rifiuto. Gruppo aperto - gruppo chiuso. Cosa ci dà l'appartenenza - ma cosa ci costa.

mercoledì 2 dicembre 2009

Saperi e sapori della Bosnia-Erzegovina


SIETE INVITATI
MARTEDI 15 DICEMBRE

alla Casa dei Popoli di Settimo Torinese
Via Matteotti 6/b (Vicolo del portone)

Sarà un’occasione per parlare del progetto “Breza: ricostruzione e sviluppo” che RE.TE realizza a Breza. Nel corso della serata interverranno:
- Maria Cecilia Rivoira (responsabile Balcani)
- Daniela Guasco (referente progetto in Italia)
- Enrico Da Vià (capoprogetto a Breza)

Durante la serata e nell’ambito della rassegna “Saperi e sapori” verranno preparati dei piatti e raccontata la loro storia da donne bosniache che vivono nel nostro territorio.
Il costo di partecipazione alla serata è di 10.00 €.
È necessaria la prenotazione entro il 9 dicembre (posti limitati).

mercoledì 15 luglio 2009

"Le vie dell'Amicizia", Riccardo Muti in concerto a Sarajevo: I colori della moda e l’armonia della musica per sviluppare il dialogo


Si è svolta lunedì 13, all'Olympic Hall Zetra di Sarajevo, la tredicesima edizione "Le vie dell'Amicizia", i viaggi musicali del Ravenna Festival che dal 1997 portano messaggi di pace e fratellanza tra i popoli del Mediterraneo. Dopo tredici anni, il “viaggio” musicale è tornato a Sarajevo, la città da cui il progetto prese avvio e dove ancora una volta il Maestro Riccardo Muti ha diretto l'orchestra e il coro del Maggio Musicale Fiorentino in un concerto trasmesso da RAI Uno con commenti e interviste a cura di Bruno Vespa.

Alla serata sono stati indossati anche i 16 abiti di alta moda della collezione creata da “Etno Radionica – Etno Laboratorio“, atelier di produzione di moda ispirata a modelli tradizionali bosniaci, creata dall'associazione “Centro per le Donne“ di Breza, nell’ambito di un progetto realizzato da Re.Te e Cesvi "Breza Cooperazione e Sviluppo: Supporto alle iniziative locali per la ricostruzione e lo sviluppo", finanziato dalla Cooperazione Italiana allo Sviluppo in BiH.

Sotto l’attenta guida della stilista Larija Tatar, originaria di Breza, formatasi a Roma e Sarajevo, ora attiva a Zagabria, 39 socie dell'associazione sono state riunite in questo laboratorio di creatività applicata alla moda che ha realizzato la sua prima collezione primavera-estate “Ne klepeci nanulama“ (“non produrre scalpiccio con le nanule”, pantofola tipica, passo tratto da una canto tradizionale bosniaco).

Ogni capo è stato realizzato dalle donne, coinvolte in ogni fase della lavorazione, dall’elaborazione dei modelli al taglio fino alla realizzazione dei capi, decorati con ricami tradizionali e maglierie realizzate completamente a mano.

La collezione, indossata in anteprima in occasione del ricevimento dell'Ambasciata d'Italia a Sarajevo per la Festa della Repubblica il 2 Giugno scorso, e presentata in una sfilata a Breza venerdì scorso, sarà commercializzata principalmente sul mercato bosniaco e il ricavato andrà a sostegno della realizzazione della prossima collezione autunno-inverno e di future attività del Centro per le Donne di Breza.

Questa piccola impresa femminile è una delle attività economiche locali sostenute dal progetto realizzato da Re.Te. e Cesvi per favorire l’occupazione di giovani e donne a Breza - cittadina della Bosnia-Erzegovina a 30 km da Sarajevo - attraverso fondi di microcredito e l’apertura di un Centro di Orientamento al Lavoro. Le attività di sostegno alle donne, legate al Centro per le Donne di Breza, si sono concentrate sul sostegno dell’artigianato femminile, in particolare quello legato alla realizzazione di tessuti e di vestiti, attraverso la fornitura di macchinari e la formazione professionale alle donne.

giovedì 25 giugno 2009

Bosnia, grande successo per iniziative Italia a Kid's festival


da --IL VELINO COOPERAZIONE--


Roma - Si è conclusa la sesta edizione del Kid’s Festival, tenutosi a Zetra dal 12 al 17 giugno 2009, la più grande e importante manifestazione per bambini e giovani del sud est europeo. Anche quest’anno, l’Unità tecnica locale (Utl) della direzione generale per la Cooperazione allo sviluppo (Dgcs) della Farnesina in Bosnia Erzegovina (BiH) ha organizzato la presenza di propri stand in cui si sono sviluppate attività artistiche, ludico – ricreative, educative e di divulgazione scientifica grazie al coordinamento con alcune Ong e associazioni italiane attive nel territorio bosniaco. La Cooperazione italiana e la nostra ambasciata nello stato balcanico hanno voluto dare un segnale forte dell’impegno dell’Italia in BiH per le tematiche minorili prevedendo la presenza all’evento del direttore dell'Utl, Silvano Tabbò, e dell’ambasciatore Italiano in BiH, Raimondo De Cardona, recentemente insediatosi. Quest'anno, come nell’edizione precedente, il Kid’s Festival ha riunito circa quarantamila bambini e bambine provenienti da tutta la Bosnia Erzegovina distinguendosi così quale evento significativo per la promozione dell’interculturalità e dell’inclusione sociale.

La manifestazione si è aperta venerdì 12 giugno con una parata, partita da Bascarsija e giunta a Zetra dopo aver fatto tappa al palazzo presidenziale, che ha rallegrato la città con la presenza di clowns, artisti e centinaia di bambini. Le iniziative proposte dalla Cooperazione italiana in questa edizione del Kid’s Festival hanno avuto un grande successo di pubblico e hanno previsto la presenza di un laboratorio parco di giochi in legno ideato dall'associazione ambasciata della democrazia locale a Zavidovici (Adl)“ che ha organizzato giochi e attività definite e realizzate con il legno, la risorsa più grande della città di Zavidovici; un laboratorio di Giochi d’aria, organizzato dall’Ong Re.te., che ha permesso ai bambini di cimentarsi in alcuni divertenti esperimenti fisici; un laboratorio di canti, danze e bans, proposto dall’Ong VIS. Grazie alla presenza di otto animatori i bambini sono stati incoraggiati ad esprimersi con la voce e il corpo.

Infine, un laboratorio di educazione al rischio mine tenuto da professionisti dell’Ong Intersos, specializzata in questo settore, che ha previsto la proiezione del cartone animato educativo “Da casa a scuola”. sabato 13 e domenica 14 sono state le Giornate dedicate ai bambini con bisogni speciali, i quali sono stati coinvolti nei vari workshop della Cooperazione italiana. I bambini si sono divertiti anche grazie alla presenza del popolarissimo fachiro-comico Lorenzo "Nanouk" Testardi, la cui partecipazione è stata gentilmente offerta dall’ambasciata d’Italia. Testardi ha intrattenuto i bambini con uno spettacolo coinvolgente di vetro, chiodi e fuoco. Durante i workshop, i giovani visitatori hanno ricevuto piccole sorprese agli stand della Cooperazione italiana e una merenda gustosa offerta dall’ambasciata. La partecipazione dell’Utl e della nostra sede diplomatica al Kid’s Festival vuole confermare l’impegno dell’Italia per giovani e minori della Bosnia Erzegovina in un’ottica di promozione dell’interculturalità e dell’inclusione sociale. (fbu)

martedì 23 giugno 2009

La partita bosniaca

Un'intervista da osservatorio balcani e caucaso.

Lo scontro in corso in Bosnia Erzegovina tra l'Alto Rappresentante Inzko e le istituzioni della Republika Srpska. La posizione della comunità internazionale, il futuro del Paese. Conversazione con Senad Pećanin, direttore del settimanale Dani
In questi giorni stiamo assistendo ad un nuovo scontro tra la comunità internazionale e le autorità della Republika Srpska. Secondo diversi osservatori l'ultima crisi si è chiusa con un rafforzamento del premier Dodik e la sconfitta dell'Alto Rappresentante Lajčák. Il suo successore Inzko è in una posizione diversa?

Sì, nel senso che è cambiato l'atteggiamento di uno degli attori principali delle politiche della comunità internazionale in Bosnia Erzegovina. L'amministrazione Obama ha un approccio molto diverso da quello dell'amministrazione precedente. Nel periodo Bush, specie durante il secondo mandato, la Bosnia non poteva contare su nessun sostegno da parte statunitense. Ora le cose sono cambiate, anche se si tratta di un processo ancora in corso e gli americani non hanno ancora definito chiaramente le proprie strategie. Il problema principale, tuttavia, è che c'è un conflitto in atto tra l'approccio dell'amministrazione Obama e quello europeo.

Gli europei non sostengono Inzko?

Ci sono forti resistenze all'interno dell'Unione Europea rispetto ad un maggiore coinvolgimento in Bosnia. Ci sono sforzi da parte di alcuni Paesi, come la Francia, per arrivare ad una rapida chiusura dell'Ufficio dell'Alto Rappresentante (OHR).

Questa è anche la posizione russa...

Certo, da tempo. Sulla posizione di Mosca non ci sono dubbi. Ma ci sarà un nuovo impulso a queste posizioni durante la prossima presidenza dell'Unione, che sarà svedese. Per il ministro degli Esteri Carl Bildt uno degli obiettivi principali del proprio mandato è la chiusura dell'OHR.

Quali conseguenze avrà la chiusura dell'OHR?

Credo che si aprirà una fase molto rischiosa per la stabilità e l'unità della Bosnia Erzegovina.

Perché?

Negli ultimi due anni la politica del leader serbo bosniaco Milorad Dodik sta mettendo in discussione in maniera sempre più aperta l'esistenza del Paese, parlando apertamente di un referendum e della secessione della Republika Srpska (RS). Su questo non c'è stata una risposta chiara da parte delle istituzioni internazionali, e questa idea ha acquisito sempre maggiore legittimità.

Finora però le risposte date dalla comunità internazionale tramite l'utilizzo dei cosiddetti poteri di Bonn, che permettono all'OHR di imporre leggi e rimuovere funzionari, non sembrano dare risultati chiari...

Possiamo concordare sul fatto che l'utilizzo dei poteri di Bonn non rappresenti lo strumento migliore per preservare la stabilità del Paese e accelerare il percorso di integrazione nell'UE e nella Nato. Credo però che la mera esistenza di quei poteri rappresenti l'ostacolo principale a sfide molto più radicali nei confronti della sovranità della BiH e contro gli Accordi di Dayton.

Se lei fosse Inzko come agirebbe?

Senad Pecanin (Foto OBC)
Il problema è che la posizione della comunità internazionale non è chiara. L'amministrazione americana stava considerando molto seriamente la possibilità di nominare un proprio rappresentante speciale per i Balcani, ma c'è stata una resistenza enorme da parte dell'Unione Europea. Potrei capire questa posizione se gli europei avessero una chiara posizione comune sulla Bosnia, ma sfortunatamente non ce l'hanno. Se manterranno l'idea di chiudere l'OHR entreremo in un periodo di grande instabilità. Ci sarà una situazione di blocco nel funzionamento delle istituzioni statali, nella pratica la dissoluzione dello Stato dal punto di vista istituzionale, e poi si aprirebbero tutti gli scenari possibili incluso il ritorno ad una situazione di aperto conflitto.

Eppure Solana ha evocato recentemente la possibilità di una fine della stessa missione militare EUFOR...

Senza l'OHR e senza l'EUFOR ci saranno grosse difficoltà per la stabilità dello Stato.

Però la missione dell'OHR non può andare avanti in eterno...

Guardi, io condivido la posizione espressa ieri [mercoledì, ndr] dai rappresentanti del Partito Socialdemocratico, secondo cui la missione dell'OHR dovrebbe continuare almeno fino alla conclusione del processo di cambiamento della Costituzione bosniaca. Le condizioni espresse dalla comunità internazionale per la chiusura dell'OHR [i cosiddetti 5 obiettivi + 2 condizioni, ndr] sono solo cosmesi, in assenza di un serio processo di revisione costituzionale. Con la Costituzione attuale lo Stato non può funzionare. E' quanto affermano le risoluzioni del Parlamento Europeo, della Commissione di Venezia, del Consiglio d'Europa e del Congresso Americano. Il modello di voto attualmente in vigore in Parlamento blocca qualsiasi possibilità di lavoro efficiente e funzionale.

Cosa pensa del cosiddetto processo di Prud, il tentativo di arrivare a delle riforme tramite l'accordo dei tre partiti SDA (bosgnacco), HDZ (croato bosniaco) e SNSD (serbo bosniaco)?

Niente di buono. I tre principali attori, Tihić, Dodik e Čović, avevano obiettivi e ragioni personali per essere parte di quel percorso, non c'è un reale intento riformatore. A Dodik in particolare quell'accordo serviva per mostrare alla comunità internazionale che i leader bosniaci potevano trovare un consenso tra di loro senza la necessità della presenza dell'OHR. Il suo obiettivo principale in questo momento è la chiusura dell'OHR, su questo non ci sono dubbi. Tihić è entrato a far parte di questo percorso per affermarsi come rappresentante unico dei bosgnacchi e squalificare il proprio principale competitore, Haris Silajdžić. Ora peraltro sembra essersi chiamato fuori.

Come si arriva alle riforme costituzionali allora?

Senza il pieno coinvolgimento della comunità internazionale sarà impossibile modificare la Costituzione.

L'impulso impresso dalla nuova amministrazione americana verso un più forte impegno nei Balcani rappresenta quindi una buona notizia?

Assolutamente sì. Il problema tuttavia sono le divisioni in seno alla comunità internazionale e il pieno sostegno garantito alle posizioni del premier della RS, Dodik, da parte della Russia e di alcuni importanti Stati membri dell'UE.

Quali?

La Francia, la Svezia, la Spagna e la Grecia, mentre credo che la Gran Bretagna mantenga grosso modo lo stesso approccio degli Stati Uniti. Questa posizione è rappresentata da Solana.

Qualche giorno fa William Montgomery, ex ambasciatore USA in diversi Paesi della regione, ha sostenuto in un editoriale sul New York Times (The Balkan Mess Redux) la necessità della divisione del Kosovo sulla linea dell'Ibar e dell'indipendenza della RS, sostenendo che “è inutile pensare che i balcanici ragionino come noi, questo non accadrà”. Come commenta?

Quell'articolo ha suscitato moltissimo dibattito qui, in Bosnia, e nella regione. Credo che Montgomery abbia dato una prova eccellente di razzismo rispetto ai Balcani. Anche se devo dire che lui, in un certo senso, basandosi sull'analisi della politica serba in Bosnia Erzegovina negli ultimi due anni, trae la corretta conclusione che la direzione verso cui si sta andando è quella della disintegrazione del Paese. Solo che il problema ora sembra essere non tanto il fatto che stiamo andando in quella direzione, ma che qualcuno si sia reso conto che quello è l'esito finale del processo in corso.

Perché la Bosnia Erzegovina dovrebbe restare unita?

In primo luogo credo che la divisione del Paese non sarebbe giusta, rappresenterebbe la ricompensa per la pulizia etnica e il genocidio. Ci sono inoltre altri due problemi. La divisione non avverrebbe in modo pacifico, questo è assolutamente impossibile. E' un risultato che non potrebbe essere ottenuto senza una nuova guerra. La parte della Bosnia Erzegovina a maggioranza croata inoltre dovrebbe avere lo stesso diritto di quella serba, e quindi staccarsi a sua volta e eventualmente unirsi alla Croazia. Infine verrebbe creata una specie di Gaza europea per i musulmani bosniaci. Sarebbe un messaggio chiaro per i radicali musulmani, una conferma per quanti affermano che la comunità internazionale non ha fatto niente in tre anni e mezzo per fermare la guerra, gli assassinii di massa, le espulsioni e deportazioni di centinaia di migliaia di persone perché in realtà era tutto un'unica grande cospirazione dei cristiani contro i musulmani.

Il risultato ultimo sarebbe quindi la creazione di una Repubblica islamica?

Sì, radicale. Lo scenario peggiore per i bosgnacchi. Uno Stato islamico radicale, guidato dal clero.

Uno dei problemi principali che la società bosniaca si trova ad affrontare, e che è sempre presente sui media, è quello dei crimini di guerra. Mi sembra che ci sia una crescente consapevolezza da parte dell'opinione pubblica che la stragrande maggioranza dei crimini non verranno puniti, e questo ormai non viene più considerato come uno scandalo ma come un semplice fatto. E' così?

La dimensione e il numero dei crimini commessi durante la guerra sono enormi. Anche uno Stato molto più organizzato politicamente ed economicamente avrebbe difficoltà ad affrontare questo problema, figuriamoci la Bosnia che ha problemi istituzionali, di stabilità, finanziari e di volontà politica.

Ci sono altre soluzioni per affrontare il problema oltre a quelle offerte dalla giustizia e dai tribunali tradizionali, commissioni per la verità e la riconciliazione ad esempio?

Dipende tutto dalla politica. Finché i politici sosterranno le persone accusate o giudicate per crimini di guerra, presentandoli come eroi nazionali, non ci sono soluzioni. Non è un problema che riguarda solamente la parte serba. Quando ad esempio Naser Orić è rientrato in Bosnia dopo aver scontato la condanna inflittagli dal Tribunale dell'Aja, è stato ricevuto alla Presidenza da Sulejman Tihić. I leader croati fanno lo stesso, inneggiando a persone indagate o condannate dall'Aja. Inoltre il ruolo svolto dalle Chiese, quella ortodossa e quella cattolica, e dalla comunità islamica, è pessimo. Loro rappresentano gli ostacoli principali alla riconciliazione, diffondono il nazionalismo, celebrano i criminali di guerra.

Quindi lei non vede altre possibilità al di fuori dei tribunali tradizionali?

Se non ci fossero al potere i nazionalisti potrebbero avvenire processi diversi, di tipo riconciliativo, commissioni per la verità e la giustizia. Ma solo con politici diversi che dessero messaggi di tipo diverso alla popolazione. Ricordo ad esempio l'importanza della dichiarazione fatta dall'allora presidente della RS, Dragan Čavić, su Srebrenica...

Dopo la pubblicazione del rapporto della Commissione della RS, nel 2004?

Sì. Si era trattato di una dichiarazione molto coraggiosa, il gesto di un politico responsabile. Se ci fossero più dichiarazioni di questo tipo, anche da parte bosgnacca e croata, questo cambierebbe completamente l'atmosfera nel Paese. La gente guarda ai propri leader, e quando i leader sostengono i criminali di guerra non ci si può aspettare che le società si confrontino con il passato.

Che effetto hanno avuto sull'opinione pubblica bosniaca le immagini di Mladić recentemente mostrate dalla televisione della Federazione?

Gli spettatori le hanno considerate come la prova che la Serbia ha avuto migliaia di possibilità per arrestare Mladić, ma che semplicemente continua a proteggerlo. Sfortunatamente l'approccio della Serbia nei confronti della Bosnia Erzegovina non è cambiato quanto è cambiato ad esempio quello della Croazia dopo la fine di Tuđman.

Passiamo ad un personaggio positivo... Secondo lei vedremo presto Edin Džeko giocare in Italia?

Eh he, Džeko è un vero eroe bosniaco e un idolo per molte generazioni. E' cresciuto a Sarajevo durante la guerra e giocava a calcio nelle pause dei bombardamenti... Quando era al Željezničar c'era chi lo criticava, ma adesso ha trovato il giusto successo, sarebbe fantastico se andasse al Milan.

Potrebbe essere lui il giocatore che porterà la nazionale bosniaca in Sudafrica?

Sarebbe bellissimo. Ci sono anche altri ottimi giocatori, come Misimović... Vede, per noi qualsiasi tipo di successo sarebbe importantissimo. Se penso agli anni passati dalla fine della guerra, sono stati solo quattro i momenti di vera felicità, in cui sono stato davvero orgoglioso di essere bosniaco.

Quali?

Nel '97, quando la nostra nazionale di basket ha sconfitto la Croazia nelle qualificazioni per gli europei; quando Danis Tanović ha vinto l'Oscar; quando abbiamo nuovamente sconfitto la Croazia a pallacanestro, in Croazia, e infine quando Jasmila Žbanić ha preso l'Orso d'oro a Berlino. Quattro volte, in 14 anni...